Il judo, l'arte di educare (anche) i bambini

 

Lo sport, un evento importante per il bambino


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BIMBILa pratica dello sport nel bambino rappresenta un evento molto importante, soprattutto se visto come fonte di divertimento e benessere psico-fisico.
Nelle nostre odierne città claustrofobiche lo sport, oggi più che mai, rappresenta un impegno significativo per favorire lo sviluppo armonico dell'organismo dei bambini e della coordinazione, con effetti benefici sulla circolazione del sangue, sulla respirazione, sullo sviluppo psico-fisico e sociale.

Lo sport per i nostri bambini (e non solo) rappresenta anche un'ottima occasione per uscire dalle caverne dove ogni giorno trascorrono assieme a noi gran parte dello loro esistenza molto strutturata.

Ciò nonostante è importante sottolineare che non bisogna mai costringere un bambino a praticare uno sport e, peggio ancora, lo sport che noi abbiamo deciso per lui. E' naturale che un genitore sportivo desideri, in cuor suo, che il proprio figlio si avvii verso la pratica dello sport che lui ama o ha tanto amato, ma... non costringiamolo se non lo desidera!
Non costringiamolo mai, neanche se fosse un medico ad avergli consigliato uno sport: la decisione finale non deve mai by-passare la volontà e i desideri del bambino.

Nella scelta del tipo di sport da praticare un'attenzione particolare andrà riservata alla personalità del bambino. Sarebbe auspicabile, infatti, uno sport di squadra per ragazzi timidi, introversi, ansiosi e con difficoltà a stabilire rapporti interumani o anche per quei bambini onnipotenti o leader.
Un bambino molto vivace o aggressivo, invece, dovrebbe essere indirizzato verso un'attività sportiva che comporti un alto dispendio di energie ma che, nello stesso tempo, suggerisca regole da rispettare in gruppo, come il calcio, il rugby, la pallacanestro, in modo da finalizzare l'eccessiva esuberanza.

In tutti questi casi, fra le tante attività sportive, le discipline orientali, come il judo e il karate, sono fortemente consigliate, perché favoriscono una costante ricerca di equilibrio e di perfezione nei movimenti e grande rispetto di sé e dell'altro.

Il Judo, uno strumento per educare
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L'idea fondamentale alla base del judo, secondo il suo fondatore e ripreso da alcuni grandi Maestri come Barioli e Bernardi, è arrivare a dare incondizionatamente senza nulla in cambio. "Tutti insieme per progredire", affermava il suo fondatore Jigoro Kano. Perché facendo judo miglioro me stesso per essere utile agli altri. Il judo è una strada per arrivare a questo, perché permette di conquistare il vuoto della mente e quindi di entrare in sintonia con il cuore.

Ho trovato in Rete una bellissima Lettera scritta dal Maestro di Judo Franco Degli Espositi e rivolta ai genitori dei suoi allievi. Penso che questa lettera riassuma tutta la bellezza e la profondità di un'attività che è sì uno sport, ma nella pratica molto molto di più. Eccola riportata.

Moltissimi sono convinti che il Judo sia uno sport. E' vero: lo è: ci sono le gare, i campionati a tutti i livelli, dalle gare locali alle olimpiadi, ma il Judo non è solo questo.
Alcuni credono che sia essenzialmente una tecnica di difesa, uno strumento di autocontrollo fisico e psicologico, insomma un'arma. Il Judo è anche un'arma, ma il suo spirito và ben oltre questo aspetto superficiale. Infatti, chi possiede quest'arma tanto meglio la conosce tanto più è portato a non usarla.
Altri credono che il Judo sia un'arte. Certamente a determinati livelli si può creare col proprio corpo qualcosa di piacevole, paragonabile al linguaggio della danza o a quello figurativo esprimendo così fantasia, creatività, sensibilità, personalità. Certamente il Judo è anche arte, ma non solo.

Il Judo è molto di più di tutto questo.
Il Judo è la via per ricondurre l'uomo a se stesso ossia recuperare quelle qualità umane che si sono perdute in questa società, spesso priva di ideali spirituali.
Un esempio è l'Umiltà. Occorre accostarsi al Judo senza presunzione, disposti ad essere quello che si è senza arroccarsi dietro maschere di posizioni sociali. Il professore, il dottore, l'operaio sono tutti sullo stesso piano, tutti uomini uniti nello sforzo di migliorare se stessi e gli altri.
E poi c'è la Sincerità. Sulla materassina non serve fingere, non serve voler sembrare più bravi di un altro, bisogna fare e basta. Fare quello che si può col massimo impegno. Insomma, bisogna essere sinceri con se stessi e saper guardare dentro di sé.
Non è certamente facile per un adulto, ma per un bambino sì. Basterà indicargli LA VIA.
Si può riuscire anche con gli adulti, se si rendono disponibili a rifiutare qualsiasi rivalità e rancore. Se si aprono ad amare l'altro, il diverso e a non vederlo come un avversario ma un compagno di viaggio.
Il Dojo è il luogo della serenità, dell'amicizia della mutua prosperità, dove tutto questo può realizzarsi.
Inoltre, occorre amore per il Judo. Non si fa Judo per essere più forti, per denaro, per imparare a difendersi o per ambizione sociale. Il judo si pratica perché lo si ama. In caso contrario faremo della buona ginnastica, mai del buon Judo.

Il Judo che si insegna ai bambini

BIMBI2Veniamo ora al judo per i bambini.
Il Judo, fisicamente basato sulla completa efficienza di tutti i gruppi muscolari, necessita, prima che venga iniziata la parte specifica vera e propria, sia per i bambini sia per gli adulti, che l'organismo venga messo nelle condizioni ideali per la massima efficienza e, per questo fine, alla base del Judo vi è una preparazione fisica scrupolosamente studiata che, attraverso tutta una serie di esercizi graduali, tenderà a rendere armonicamente efficienti tutti i gruppi muscolari.
Ai bambini bisognerà presentare il Judo come un gioco, un passatempo, che li tenga occupati e li interessi il più possibile, facendo pensare loro che per alcune azioni possano fare più di quanto in realtà sia vero.
Non deve prevalere il principio della superiorità degli uni sugli altri, ma uno spirito emulativo di abilità che porti tutti allo stesso livello di bravura dimostrativa, prima di cominciare, con i più grandicelli, con la bravura competitiva.
I genitori dovranno collaborare perché il frequentare e praticare il Judo sia considerato dal bambino un premio per la sua attività scolastica e domestica. Il beneficio sarà allora duplice: si avranno migliori risultati nello studio, più mansuetudine nella vita casalinga, maggiore attaccamento allo sport-Judo così che nel tempo si potranno raccogliere benefici educativi e sportivi, formando ottimi cittadini e persone buone.

Questo, in definitiva, è il fine del significato dell'ideogramma JU-DO, così come ce lo ha insegnato il suo fondatore, il Professor Jigoro Kano.
JU-DO significa "Via della cedevolezza", dove JU sta ad indicare la facoltà di adattamento.
Ciò significa che ogni ostacolo che troviamo sul cammino va rimosso in base alla sua struttura ed al modo nel quale si presenta.
Non possiamo conoscere la forza di chi ci si oppone, ma possiamo sentire la direzione e, agevolando la sua strada, lo allontaniamo dalla nostra.
Se ti spingono, facilita l'azione tirando, se ti tirano spingi. Questa è la massima che riassume il JUDO.
Incanalare le forze ostili nella direzione a cui tendono, seguirle un po', quindi lasciarle procedere da sole. Questo è il vero JUDO.

"Nella mia vita ho imparato metà dai bambini e metà dal Judo"
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E' bello pensare che il Maestro sul Dojo insegna a tutti la stessa cosa, ma in ognuno cerca la cosa che sa fare meglio. E' la vera arte dell'educazione che solo un vero Maestro sa compiere: tirare dall'allievo il meglio che c'è dentro di sé. Nascono così le tecniche speciali sulle quali il Maestro andrà lavorando, giorno dopo giorno, senza fretta, perché quel juodoista possa riconoscere le sue doti e metterle umilmente a servizio di sé e degli altri.
E' anche molto bello vedere come non c'è bisogno che il Maestro parli troppo sulla materassina. Il Maestro per insegnare parla poco, ma fa vedere. Compie dei gesti, mostra come ci si comporta, come si parla, come ci si muove. Mostra rispetto per tutti, anche per l'ultimo arrivato. E' così che un educatore può incidere sulla crescita e sull'Essere di un bambino, di un ragazzo.

Il bambino prima di tutto, il bambino al centro
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I genitori dimenticano troppo spesso di essere solo la "freccia che lancia i propri figli verso case future che neppure in sogno potranno visitare". Dimenticano che il mestiere del bambino è andare verso il mondo e il loro è aiutarlo ad andarsene.
Il Judo potrebbe insegnare anche ai genitori.

Come svolgerlo, allora, questo difficile mestiere?
Fare i genitori significa uscire da se stessi per andare verso il figlio. Abbiamo dato vita ad un nuovo essere e dobbiamo essere al suo servizio. In che modo? Il genitore è prima di tutto un modello di cui il bambino ha bisogno, in cui crede ciecamente (gli esperti parlano di "fiducia primaria"). Per il bambino, tutto quello che il genitore fa è sacrosanto, "deve" essere fatto così. Ma sono i comportamenti quotidiani che contano: le nostre amicizie, i nostri gusti, i nostri atteggiamenti educano.

Che ruolo hanno l'obbedienza, le regole?
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Nessuno. Aveva ragione Don Milani: l'obbedienza non è una virtù. Mi pare piuttosto che sia un'abdicazione alla propria dignità, alla qualità di esseri umani. Una forma di alienazione da se stessi. Perché quando c'è è suggerita dalla paura. Di essere abbandonati, disapprovati, puniti. L'obbedienza implica omologazione, un mostro che incombe anche sulla scuola dove sopravvive la convinzione che l'obbedienza sia una virtù. L'educazione è uno scambio, un modo di esistere, di fare, di affrontare la vita.
La vera scuola non è quella, grottesca, fatta di programmi uguali per tutti e di classificazione, in cui non si va per ricevere, ma per diventare primo della classe. Il sistema scolastico, così com'è strutturato oggi, è valido solo per creare egoisti. Non dimentichiamo che il mondo sociale del bambino non è per lui uno dei mondi possibili, ma l'unico. Così il primo della classe o l'asino dovranno mantenere con ogni mezzo il loro rango. Il primo sarà perciò indotto a recitare sempre la parte del "superiore" e il secondo a ricorrere a ogni truffa pur di sopravvivere. É la cosiddetta teoria dell'etichettamento in cui tutte le energie sono convogliate per tenere in vita il personaggio definito dall'etichetta. Un'ottima introduzione al più spietato egoismo. In questo il judo, ma qualunque sport praticato nella sua essenza e purezza, è azione educante, occasione di confronto, mezzo per mettere alla luce le qualità intrinseche di ciascuno senza omologare.

 

 

 


 

 

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